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Le azioni vincenti per gestire i tuoi collaboratori

Francesca Quatraro

Come un manager può interagire al meglio con le proprie risorse

Il mestiere del manager è arduo: non solo trasformare il deliberato in risultato rispettando i tempi previsti, i criteri di qualità, la marginalità, la soddisfazione di tutti i ruoli coinvolti… ma anche e soprattutto portare le persone a vincere e, quindi, creare delle squadre che incrementino sempre più i proprio risultati e le proprie performance.

Chi è quindi il manager?

Un super eroe? Quasi… tanto più che egli, spesso, è un grandissimo esperto di tecnica, sa perfettamente come si fa il lavoro, è tra i più bravi a fare, ma poi si trova a fare i conti con qualcosa di più duro della calce e di meno elastico delle corde.

La persona.

La persona è davvero una delle materie più complesse, al contempo affascinanti, con cui possiamo avere a che fare!

Ebbene sì, caro manager.

Questa serie di articoli sono finalizzati proprio a questo.

Ad aiutarti con i collaboratori. E i collaboratori, si sa, sono fatti di persone… tante persone diverse fra loro e che richiedono un diverso modo di fare.

PRIMA NOI. POI LORO

Quanta saggezza in una sola frase! L’espressione “prima noi; poi loro” è uno dei pilastri nella gestione dei collaboratori e quindi delle squadre.

Alcuni tra i più conosciuti detti popolari riassumono questa frase nelle formule “il pesce puzza dalla testa” e “l’acqua cade dall’alto”, il cui senso è il medesimo.

Il vero cambiamento parte dal vertice, se qualcosa non funziona nell’area operativa, bisogna cercare più su e capire cosa c’è a monte. Come vengono gestite queste persone? Cosa viene detto loro e come viene detto?

Se vogliamo che gli altri cambino, se vogliamo che i nostri uomini eseguano, se vogliamo che migliorino, prima di tutto dobbiamo essere noi i primi a darne l’esempio!
Non c’è nulla di più triste e spiacevole che fare un corso di formazione ai collaboratori e sentirsi chiedere “Ma queste cose ai manager le dite?”.

Ecco come distruggere un formatore, anche il più convinto…

Mai mai mai mai permettere agli altri di non considerarci il loro SUPREMO MODELLO, quando siamo coordinatori, quando siamo i loro LEADER.

Immaginiamo un padre con suo figlio.

Il figlio ascolterà i tuoi rimproveri di padre, accetterà –nella migliore delle ipotesi- le tue correzioni e i tuoi consigli. Ma quello che farà davvero la differenza non sarà ascoltarti.

Sarà guardarti.

Pensa a te con tuo padre, se non hai figli.

Cosa ricordi? Le sue parole o le sue azioni? Ricordi il modo in cui lui trattava te e gli altri? Ti faceva star bene o ti rendeva infelice? Questo è diventato il tuo modello: quello che hai visto più di quello che hai ascoltato.

Bene i nostri collaboratori, sono proprio così.

Come i figli con un padre. Ci guardano. Ci osservano, anche quando non parlano.

I loro occhi sono attentamente e costantemente puntati su di noi, che –con immenso orgoglio- siamo il loro faro.

Anche se non dicono nulla, i nostri uomini, inconsapevolmente, ci prendono ad esempio. Siamo il loro modello.

Che esempio vuoi essere?

Vuoi essere un coordinatore che si arrabbia, che alza la voce, che urla?

O vuoi essere un manager che non ascolta, che è distratto, a cui non interessano le persone?

O vuoi essere un manager che è realmente interessato alle sue persone, che vuole farle crescere, che nell’aiutarle a migliorare le motiva e le sprona, credendo in loro a volte anche più di quanto ci credano loro stessi?

Bene. È proprio da qui che parte tutto.

Il chi vuoi essere, il che tipo di manager sei e sarai determinerà la qualità degli uomini che avrai intorno.

Ora sta a te la scelta!

Angela La Rocca

Image Credit: Francesca Quatraro

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